sabato 28 aprile 2012

"Incisione su rame 
a punta secca 
impressa su carta 
cm.29,5 x 20.5"

... così pronunciò lentamente, con 'fair play' tutto anglosassone, l'antiquario Mr. Christian Holden, detto "il giovane" espulso da scuola ma divenuto esperto d'arte internazionale, parlando con sottile voce metallica ed osservando il quadretto con una lente d'ingrandimento attraverso il suo vetro. Poi, come un chirurgo in sala operatoria, prese una pinza ed iniziò con calma ad estrarre i vecchi chiodi arrugginiti che fissavano, sul retro della cornice, un cartoncino contrassegnato dal numero 1507 di una catalogazione sconosciuta.


"Sarai sorpreso come lo sarei io se scoprissimo una scritta nascosta dalla cornice, non ti pare?" chiese l'antiquario senza alzare lo sguardo ed allineando i chiodi estratti sul cristallo della sua scrivania con meticolosa cura in modo che fossero paralleli e non ammucchiati. "Mi permetto di farti osservare che  non ci sono i margini, per cui deduco che qualcuno abbia tagliato il foglio per adattarlo alla cornice, evidentemente senza dargli alcun valore".

Questa prima impressione, detta a freddo all'inizio del colloquio, incominciò ad indispettire il proprietario del quadro, Umberto Joackim Barbera, ricercatore e collezionista per passione, il quale incominciò ad agitarsi sulla sedia.

Compiuta l'operazione di estrazione dei chiodini, l'antiquario prese e sollevò con due dita il cartoncino, estraendo con delicatezza l'opera d'arte dalla sua cornice: "Ma che piacevole sorpresa - esclamò sorridendo come un bambino cui viene offerto un lecca lecca - qui sul bordo inferiore, benché un po' sbiadita dal tempo, c'é una scritta a matita: JERSEY. Pensa un po', é l'isola inglese che si trova nella Manica, in cui nacque mia bisnonna!".

"Certo, certo.. l'isola del tesoro!" - esplose raggiante  Umberto Joackim controllando l'esistenza della scritta che era infatti precedentemente coperta dalla cornice di legno. 



"Questo potrebbe essere veramente l'indizio che starebbe a significare che questa punta secca valga come un tesoro, o no?".

L'antiquario non diede segno di reagire a questa pura fantasiosa illazione, pertanto Umberto Joackim si lasciò andare: "Se sia solo una mia idea o un preciso riferimento dell'artista, lo scopriremo presto indagando a fondo quest'opera utilizzando questo libro!" disse sventolando e mostrandogli un libro giallo, edito da Textuel 2003, dal titolo "Quand Van Gogh dessinait en écrivant…"…


"Ma cosa dici - disse l'antiquario riprendendosi dalla sorpresa - perché pensi che possa avere un valore superiore a qualsiasi incisione, altrimenti chiamata punta secca poiché ricavata da una lastra di rame precedentemente  incisa dall'artista? Come fai a sostenere che l'incisione possa essere  stata eseguita da Vincent Van Gogh e non da un'altro artista che abbia soggiornato a Jersey?".

Dopo un'attimo di esitazione, Umberto Joackim cercò un appiglio: "Se ben ricordo Vincent  van Gogh incominciò a lavorare come mercante di quadri a Londra per conto della ditta Goupil dal giugno  all'ottobre 1874, quindi é plausibile che Vincent possa essersi recato per una breve vacanza estiva all'isola di Jersey o comunque avrebbe acquistato una incisione del luogo somigliante alla casa di Auvers ...


...E se fosse la casa di Ursula Loyer?

Poi, per non darsi la zappa sui piedi, cercò una risposta che avesse una logica normale: "A ben guardare nei disegni pubblicati assieme alle lettere che Vincent scrisse a suo fratello Theo, la mano potrebbe essere la sua ... basterebbe sfogliare questo libro per rendersene conto benché le lettere partano dal 1888 e non  riguardino suoi ricordi precedenti...":

Isola di Jersey ?


"Questa casa potrebbe ricordare la casa del suo amico Daubigny, ritratta ad Auvers-sur-Moise da Vincent nel celebre quadro in cui dipinse il giardino visto dal retro della casa?"

Olio su tela cm. 50.7x50.7 - giugno 1890

"Inoltre, lo avrai già capito, trattandosi di una punta secca, l'immagine appare impressa sulla carta non come la vide e ritrasse l'artista ma in maniera speculare, quindi dovremo girare il dipinto"...

Casa di Daubigny, speculare

"Purtroppo, trattandosi della veduta del retro della casa, non abbiamo elementi di riferimento... dovremmo cercare di capire se Van Gogh avesse avuto un talento nel disegno prospettico, se avesse potuto diventare un buon geometra..." 

"Ecco, vedi? A Vincent van Gogh piaceva ritrarre le case del posto!" - proseguì Umberto Joackim indicando il seguente disegno in cui é raffigurato la locanda dove Vincent si recava la sera.

Arles 1888
Vincent van Gogh  
disegno di donna - particolare

"Non per contraddirti - sibilò Umberto Joackim all'antiquario - ma a me pare che il tratto del disegno possa essere di Vincent van Gogh. Osserva questa donna ritratta di schiena mentre legge una lettera, incurante delle ragnatele sull'albero... che anche questo sia un indizio?"


L'antiquario esperto in cineserie, ceramiche, terrecotte e dipinti di varie epoche, rimase insensibile alle impreviste divagazioni ed esortazioni entomologiche dell'amico che così concluse: "Fossi in te, non trascurerei gli insetti, siano essi vivi o morti!"




"Ed ora spuntano pure i ragni e gli insetti…e perché mai?" si lasciò sfuggire l'antiquario.

"Perché Vincent van Gogh amava cercare nel fango gli insetti morti aiutandosi con un bastoncino, esattamente come sembra stia facendo l'omino inciso nel rame di questa punta secca" rispose Umberto Joackim battendo col dito sulla copertina del libro e schioccando la lingua come una cicala .


"Un omino? Ma é una donna! - disse sicuro l'antiquario - lo si capisce dalla flessuosità del movimento...", lasciando forse intendere che un uomo si sarebbe piegato sulle gambe invece che porgere le terga stando in piedi.

"Ma va là... - puntualizzò Joackim - le gonne di allora erano lunghe fino ai piedi. Le minigonne furono sì inventate e indossate per prime dalle donne inglesi ma ciò avvenne a partire dal mitico 1968".


"Peraltro, direi che il sesso non sia per fortuna né evidente né importante ai nostri fini - cercò di precisare Umberto Joackim. - Piuttosto potresti notare l'irregolarità della linea che caratterizza la suola della scarpa: sembra che questo giovane possa avere i piedi nel fango rappreso, quando il terreno ancora attenda di indurirsi non appena  l'acqua sia evaporata o penetrata del tutto ... per osmosi - precisò suscitando nell'antiquario una debole reazione di stizza.


"Osserverai il cielo dove i tratti non a caso sono sottili, paralleli, mossi e leggermente curvilinei per rappresentare una brezza  costante ad alta quota mentre a terra non vi é apparentemente del fumo che fuoriesca dai comignoli e ciò ci fa capire che i focolari siano spenti e potrai dirla lunga su quale stagione possa essere. Riguardo all'ora, pare che sia giorno fatto, poiché non vi sono incise delle ombre lunghe. Riguardo al tempo, direi che vi sia la quiete dopo la tempesta notturna.  Ecco qui, sul primo albero di destra, a prova di quanto detto, vi é un ramo rotto e pendente".


L'amico antiquario sollevò lo sguardo al soffitto, come colui che guarda le fronde dell'albero ed il cielo per vedere che tempo farà. L'espressione di disgusto che gli dipinse il volto fu peraltro anche causata nel vedere il soffitto scrostato non solo dalla vetustà del tempo.

Quindi, visto il disorientamento provocato nell'interlocutore, Umberto Joackim calcò la dose: "Ed é nel fango che i ragazzi cercano gli insetti morti per poi collezionarli e catalogarli, come faceva Vincent van Gogh da ragazzo!" disse portando ad esempio una nota dei Commentari alle sue lettere.


"Proprio così - ironizzò l'antiquario - perché tu giocavi assieme a lui, mi sbaglio?. Perdonami, ma mi sembra che tu dia i numeri!".

Il richiamo ai numeri fu apprezzato come il cacio sui maccheroni: "A proposito di numeri, non noti anche tu che sul muro, proprio sotto la sagoma della testa del giovane, vi sia chiaramente scritto il numero 470 ?" indicò Umberto Joackim.


"Ma dove lo vedi… a me pare 420, cinquanta in meno...- precisò l'antiquario - ora ti ingrandisco il numero finché si vedano i singoli tratti e vedrai che essi ti appariranno definiti e staccati,  come cinque linee verticali e due orizzontali..."


"Secondo me - continuò imperterrito Umberto Joackim - il numero 470 può essere l'indizio per scoprire lo scherzo che Vincent van Gogh cercò di tirare a suo fratello Theo..."

"Tanto per incominciare, oltre che essere una classe in cui competere a vela (come fece e vinse il velista Malcom Page), la medaglia olimpica é detta 470 GOLD MEDAL e perciò questo riferimento indicherebbe che questa punta secca varrebbe come una medaglia d'oro vinta in una regata... "

L'antiquario sorrise come avesse ascoltato una facezia ed appoggiandosi allo schienale della sedia  gli chiese socchiudendo gli occhi: "Avresti per caso trovato, oltre alla cicala ed alla medaglia olimpica, qualche altro ultimo importante riferimento ?".

Dopo alcuni secondi di silenziosa pausa, tanto per creare l'effetto del colpo di scena, Umberto Joackim aprì l'ultima pagina del libro: "Ti vorrei mostrare l'ultima pagina dei commentari alle lettere scritte da Vincent a suo fratello Theo, dove la storica dell'arte Claire Barbillon, la commentatrice, termina ponendo un enigma irrisolto fino ad oggi.  Vincent scrive al fratello di allegare alla lettera il disegno della casa dell'amico Daubigny, ad Auvers-sur-Oise, il paese dove qualche tempo dopo Vincent morirà sparandosi con una rivoltella. Ma questo disegno non fu mai trovato e mai pubblicato...- concluse lasciando intendere che questo disegno avrebbe potuto essere non un disegno su carta, ma una punta secca alla quale Vincent sarebbe stato affezionato proprio per uno segreto gioco da scoprire.

"E cosa te lo farebbe pensare, forse il numero 470 ?" chiese l'antiquario perdendo le staffe.

"Sta di fatto che l'ultima pagina dei Commentari é la pagina numero 470! " rispose Umberto Joackim col botto della bomba di Hiroshima...



Quindi gli mostrò il libro apertosi nel passaggio di mano ad altra pagina:

Il desiderio di Vincent Van Gogh avrebbe portato ad andare oltre  senza giustificare le sue domande ed i suoi pensieri. "Leggi il capoverso CROQUIS CITATIONS e CROQUIS ANTICIPATIONS e scoprirai tu stesso se vi sia un segreto in questa leggendaria punta secca, che magari riguardi una somiglianza con la casa del suo amico pittore Daubigny ad Auvers-sur-Moise dove continuava, a quel tempo, a vivere la vedova Daubigny... si diceva in buona compagnia del fantasma del marito...".

"In fondo non era che un gioco: considera solo i primi due numeri che appaiono nitidi sul muro: 47 ! Questo é il numero che significa " 47 MORTO CHE PARLA ". Vien da pensare che Vincent torni dall'al di là per dirci che lui c'é e che partecipa al gioco collettivo dove sono i morti a dimostraci l'esistenza dell' al di là, facendoci ritrovare i loro dipinti misteriosi, contenitori di enigmi da risolvere?

Guarda qui, nell'angolo in basso a destra della punta secca - indicò sottovoce Umberto Joackim - ed osserva questo misterioso segno: sembra rappresentare due occhi con un naso lungo, a significare di guardare attentamente e con fiuto.

Ed infine, sulla punta del naso, la linea segue incidendo una "V", l'iniziale di Vincent"..



Ma il tempo per il breve incontro era trascorso e lo scontrino del parchimetro stava per scadere con il rischio di una multa salata. L'antiquario, accompagnando Umberto Joackim alla porta, continuava a mormorare sottovoce come una cantilena: "470, 470 la gallina canta"...

Giunto alla Jaguar rossa d'amatore, Umberto Joackim controllò l'orario di scadenza dello scontrino del parchimetro. Sarebbe scaduto alle ore 17 e 10' (ovvero alle 5.10' p.m. = 4.70' p-m-): ancora il 470...

Neanche a farlo apposta...tornava ad uscire il numero 470 ! 

Auto storica: Jaguar 2.5 GPL, 4RM


Vincent van Gogh sul WEB brano illustrato sarà inserito dall'autore Umberto Joackim Barbera in un soggetto cinematografico che potrebbe avere come tema portante l'esoterismo insito in alcune opere di Vincent van Gogh. Un divertente scherzo che riguardò opere d'arte perdute, ritrovate e proposte a Louis van Tilborg, l'indisponente Direttore del Museo Van Gogh di Amsterdam, il quale non volle neppure vedere le prime due opere d'arte ritrovate che furono pubblicate:

 (clicca per vederle)


( * ! * )

Tutti i diritti sono depositati da NEWTEL srl (Sciolze, Torino) società famigliare che opera nel settore dei contenuti e soggetti per la cinematografia, di cui Umberto Joackim Barbera é l'amministratore unico. Scrive soggetti su commissione e su temi che riguardino le indagini sulla sua collezione di opere d'arte.


in arte "Joackinder"
e-mail: ubarbe22@gmail.com
i-Phone: (+39) 3485116565

Nessun commento:

Posta un commento